Montagna, la proposta di Mazzoleni (Uncem): istituire le Zone di compensazione territoriale

All’assemblea regionale Uncem di Lecco presentata la proposta delle Zone di Compensazione Territoriale. La ricerca LEADER.IN individua 34 Comuni critici in provincia di Bergamo.
«Un’impresa che opera in montagna non parte sempre dalle stesse condizioni di un’impresa di pianura. I costi dei trasporti, la distanza dai servizi, la difficoltà di trovare personale e un mercato locale più ristretto possono diventare ostacoli strutturali. Se vogliamo che le nostre valli continuino a essere luoghi in cui vivere e lavorare, dobbiamo riconoscere questi svantaggi, misurarli e trovare il modo di compensarli».
È il messaggio portato dal consigliere regionale bergamasco Alberto Mazzoleni, vicepresidente di Uncem Lombardia, Unione nazionale Comuni ed enti montani, all’assemblea regionale dell’associazione, svoltasi venerdì 23 ottobre a Lecco, nell’auditorium Plinio Agostoni.
Nel suo intervento, dedicato alla fiscalità di vantaggio e agli strumenti regionali per le imprese montane, Mazzoleni ha illustrato la proposta delle Zone di Compensazione Territoriale (Zct): un possibile strumento per sostenere in modo selettivo le attività economiche e i servizi nei territori caratterizzati da svantaggi oggettivi e persistenti.
La ricerca: 34 Comuni bergamaschi tra quelli più critici
Uno degli elementi centrali dell’assemblea è stata la presentazione del quarto Rapporto LEADER.IN, sviluppato dalla Fondazione Romagnosi col ricercatore Alberto Ceriani, in collaborazione con l’Università di Bergamo, nell’ambito di un progetto promosso dai GAL Valle Brembana 2020, Valtellina e Parchi e Valli del Lecchese, insieme a UNCEM Lombardia.
La ricerca ha approfondito la situazione di 50 Comuni montani delle province di Bergamo, Lecco e Sondrio, individuati sulla base di un indice di esposizione alle criticità territoriali. Di questi, 34 si trovano in provincia di Bergamo, per una popolazione complessiva di circa 19.200 residenti.
«Non significa che in tutti questi Comuni manchino negozi o servizi, ma che esistono condizioni strutturali che possono mettere in difficoltà la tenuta delle attività economiche e delle comunità. La ricerca ci aiuta a capire dove intervenire; il passo successivo è stabilire come farlo, Comune per Comune», sottolinea Mazzoleni.
Il contributo bergamasco: Gal Valle Brembana e Università di Bergamo
Un ruolo significativo nel progetto è stato svolto dal GAL Valle Brembana 2020, rappresentato all’assemblea dalla presidente Lucia Morali, che ha partecipato al confronto sui bisogni delle comunità montane e sulle possibili risposte territoriali.
Emanuele Comi dell’Università di Bergamo ha evidenziato che gli incentivi economici, da soli, non risolvono tutte le difficoltà delle piccole imprese montane: servono accompagnamento amministrativo, supporto organizzativo e soggetti territoriali capaci di gestire e valutare gli interventi.
«I GAL, le Comunità Montane, i Comuni e il mondo universitario possono collaborare per costruire strumenti che partano dalle esigenze reali degli operatori. Non dobbiamo moltiplicare le procedure: dobbiamo rendere più semplice mantenere un’attività e garantire un servizio», osserva Mazzoleni.
Zone di Compensazione Territoriale: oltre i contributi tradizionali. Le ZCT non intendono sostituire gli strumenti già disponibili, come le agevolazioni IRAP, i bandi per le nuove imprese, i Distretti del Commercio o le Strategie per le Aree Interne. La proposta è verificare misure aggiuntive e differenziate: continuità dei servizi, logistica condivisa, accompagnamento delle piccole imprese e, dove consentito dalle regole nazionali ed europee, compensazione dei maggiori costi strutturali.
«Non chiediamo una nuova etichetta da mettere sulla carta geografica. Chiediamo una politica capace di distinguere le diverse situazioni: un piccolo Comune isolato, una località turistica e un paese vicino a un centro urbano non hanno necessariamente gli stessi problemi», precisa Mazzoleni.

Dagli ordini del giorno regionali alla sperimentazione
Mazzoleni ha richiamato il percorso da lui avviato su questi temi in Consiglio regionale con l’ODG 1453/2025 e proseguito con l’ODG 2445, approvato il 16 luglio 2026, di cui è primo firmatario. Quest’ultimo prevede una relazione della Giunta regionale entro 90 giorni e una proposta tecnico-operativa entro 180 giorni dall’approvazione.
«Abbiamo già avviato un lavoro istituzionale, ora sostenuto anche da un approfondimento scientifico. Il prossimo obiettivo è tradurlo in una sperimentazione concreta, individuando pochi territori pilota, servizi da garantire, costi da sostenere e risultati da verificare». Tra i casi proposti per un primo approfondimento: Ornica, in Valle Brembana, Sueglio nel Lecchese e Pedesina in provincia di Sondrio. Si tratta di ipotesi, non di interventi già finanziati.
Il confronto con Regione e Uncem
All’assemblea sono intervenuti anche l’assessore regionale alla Montagna Massimo Sertori, il presidente di UNCEM Lombardia Tiziano Maffezzini e il presidente nazionale di UNCEM Marco Bussone.
Sertori ha richiamato l’importanza di partire dalle specificità e dalle risorse dei territori. Le proposte emerse sono ora al vaglio della Regione Lombardia, che nei prossimi mesi valuterà le possibili modalità di attuazione, nel quadro delle competenze e degli strumenti disponibili.
Maffezzini, che ha presieduto l’assemblea, ha ribadito il valore della collaborazione fra amministratori, comunità e soggetti di ricerca. Nella stessa mattinata aveva inoltre presieduto il Consiglio e la Giunta di UNCEM Lombardia, che hanno approvato il bilancio dell’associazione regionale.
Bussone ha posto l’accento sulla necessità di riconoscere le differenze tra i territori montani e di costruire politiche coerenti con tali specificità. L’intelligenza territoriale, emersa come filo conduttore dell’assemblea, richiede conoscenza dei luoghi e collaborazione tra istituzioni.
Il diritto di restare: appuntamento a Bruxelles nel 2027
Nel suo intervento Mazzoleni ha inoltre annunciato un’iniziativa europea: «Ho comunicato all’assemblea che l’eurodeputata Lara Magoni, che per prima ha portato il tema “Montagna” in Europa, ha invitato i componenti di UNCEM a intervenire, nei primi mesi del 2027, a un convegno in fase di organizzazione dal gruppo ECR a Bruxelles sul tema del Right to Stay, il diritto di restare nei propri territori. Sarà un’occasione per portare all’attenzione europea e del commissario Raffaele Fitto le esigenze concrete delle nostre comunità montane».
«Per le nostre valli il diritto di restare significa poter lavorare, trovare servizi accessibili, crescere una famiglia e avere opportunità senza essere costretti ad andare altrove. In tre parole Territorio, Comunità e Lavoro. E proprio questi temi porterò martedi e mercoledi di settimana prossima alla sessione plenaria del Consiglio d’Europa a Strasburgo dove sono membro effettivo per Uncem nazionale: in particolare interverrò sui temi della dispersione scolastica e del declino demografico. Non chiediamo privilegi per la montagna, ma strumenti adeguati alle sue condizioni», conclude Mazzoleni.
