Zorzone borgo degli affreschi, 23 opere sui muri delle case. E il grande murale di Frode

Salgono a 23 gli affreschi che ora impreziosiscono il borgo di Zorzone di Oltre il Colle. E con tale numero ormai la frazione che conta poco più di cento anime può definire il “Borgo degli affreschi”.
Dopo una ventina d’anni all’ultima edizione, l’iniziativa dell’allora sindaco Rosanna Manenti (scomparsa lo scorso anno) si è rinnovata grazie all’iniziativa della biblioteca di Oltre il Colle. Otto le studentesse delle classi terza C e terza D del Liceo artistico statale «Giacomo e Pio Manzù» di Bergamo, che sono state chiamate a confrontarsi con la storia e l’identità del paese. Sette i nuovi affreschi realizzati (uno è stato dipinto a due mani). L’iniziativa si chiamava ValParinART, un concorso di affreschi “C’era una volta” ha portato colore, creatività e talento a Zorzone.
Sette opere, sette interpretazioni, sette modi diversi di raccontare, attraverso l’arte, luoghi e personaggi del territorio: Sophia Di Ciommo con “La Caterina”, Vanessa Pedrini con “Fà la fòia”, Caterina Calì con “Ol Lino Piasöla”, Emma Casati con “La funivia”, Arianna Cortesi con “Ol pustì”, Giulia Parimbelli con “’Ndóm a cà di Soterai” e, infine, Vanessa Ferrari e Giulia Pellegris con “Bat la ranza”.
La guida di Giovanni Bonaldi
A guidare il percorso, con passione e professionalità, la direzione artistica del docente e artista Giovanni Bonaldi, loro insegnante, che ha accompagnato le ragazze mettendo a disposizione esperienza, competenza e sensibilità.
Il concorso ha decretato la seguente classifica: primo posto per “Ol pustì” di Arianna Cortesi, di Albano, secondo posto per “Bat la ranza” di Vanessa Ferrari e Giulia Pellegris e terzo posto per “Fà la fòia” di Vanessa Pedrini. E sta per concludersi – fuori concorso – anche il grande murale che l’artista milanese, avvocato e writer, Domenico Melillo (in arte Frode). Sta realizzando sull’intera parete del museo dei minerali: una grande M a ricordare la montagna, il Menna, il museo, le miniere… E poi una bambina con la lanterna a ricordare come un tempo i bambini venivano sfruttati.
“Qualcosa che resterà nel tempo”
“È stata più di una semplice competizione, però, l’esperienza delle studentesse – commentano dalla biblioteca -. Hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco e di accettare la responsabilità di dipingere non su una tela, ma sul muro di una casa, affidato loro con fiducia. Hanno dipinto sotto gli occhi dei passanti, sapendo che quei colori, quei volti e quelle storie sarebbero rimasti a Zorzone. Diventando parte del suo paesaggio e della sua memoria. A loro va il ringraziamento per il coraggio, la sensibilità e l’entusiasmo con cui hanno accolto questa sfida. Regalando a ValParinART qualcosa che resterà nel tempo”. “C’era una volta…” e continua a esserci, attraverso l’arte.




