Valle Brembana e territori montani, Uncem porta il tema degli svantaggi in Europa

La richiesta alla Commissione europea: nelle future regole sugli aiuti regionali considerare anche spopolamento, distanza dai servizi, accessibilità e connettività.
Vivere e fare impresa in montagna significa confrontarsi con condizioni spesso molto diverse rispetto alle aree urbane e di pianura. Un tema di particolare interesse anche per territori montani come la Valle Brembana, dove il confronto sulle condizioni necessarie per vivere, lavorare e investire in montagna resta centrale.
È da questo presupposto che nasce il contributo presentato da Uncem Lombardia alla Commissione europea nell’ambito della consultazione sulla revisione degli Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale per il periodo 2028-2034.
Il vicepresidente di Uncem Lombardia Alberto Mazzoleni ha portato all’attenzione della Commissione la necessità di riconoscere con maggiore precisione le differenze esistenti all’interno delle regioni economicamente più sviluppate, dove possono essere presenti territori montani caratterizzati da svantaggi strutturali.
«La Lombardia – sottolinea Mazzoleni – è una delle regioni economicamente più forti d’Europa, ma questo dato medio non può farci dimenticare le profonde differenze che esistono al suo interno».
Il problema delle medie regionali
Secondo Uncem Lombardia, gli attuali parametri europei rischiano di non rappresentare pienamente le difficoltà di alcuni territori montani che si trovano in una posizione intermedia: aree con criticità strutturali reali, ma che non sempre raggiungono le soglie previste dagli attuali criteri o che, essendo inserite in province e regioni complessivamente prospere, possono non emergere attraverso indicatori economici troppo aggregati.
Nel contributo presentato alla Commissione viene quindi proposta una lettura più dettagliata dei territori, capace di affiancare ai tradizionali parametri economici altri elementi come declino demografico, accessibilità, distanza dai servizi essenziali e connettività.
«Non chiediamo di sostituire Pil e occupazione, che rimangono indicatori fondamentali – aggiunge Mazzoleni – chiediamo di affiancarli, quando necessario, con una lettura territoriale più precisa».
L’obiettivo è quello di riuscire a distinguere meglio situazioni differenti anche all’interno della stessa regione, evitando che il dato medio regionale nasconda condizioni locali più complesse.
Cinque direttrici di lavoro
Le osservazioni di Uncem Lombardia individuano cinque principali direttrici: maggiore utilizzo di indicatori territoriali e sub-regionali, attenzione specifica agli svantaggi permanenti delle aree montane, verifica dell’efficacia delle soglie dimensionali oggi previste, utilizzo di dati più granulari e introduzione di strumenti di riesame capaci di intercettare fenomeni significativi di declino demografico o socioeconomico durante la programmazione.
La proposta, precisa Uncem, viene formulata mantenendo fermo il principio della disciplina europea sugli aiuti di Stato e senza chiedere un aumento automatico della popolazione nazionale coperta dagli aiuti regionali.
«La montagna non chiede scorciatoie»
Il presidente di Uncem Lombardia Tiziano Maffezzini esprime soddisfazione per il lavoro svolto e sottolinea la necessità di regole capaci di leggere con maggiore precisione le condizioni reali dei territori montani.
«La montagna lombarda non chiede scorciatoie, ma regole capaci di riconoscere le condizioni reali in cui vivono cittadini, imprese e amministrazioni».
Il tema sarà seguito anche nell’ambito della Settimana europea delle Regioni e delle Città, in programma a Bruxelles dal 13 ottobre, e sarà inoltre al centro dell’assemblea regionale di Uncem Lombardia prevista per il 23 ottobre 2026 a Lecco.
Tra gli argomenti affrontati ci sarà anche il Right to Stay, il diritto a rimanere: un concetto legato alla necessità di creare condizioni concrete perché cittadini e imprese possano continuare a vivere, lavorare e investire nei territori montani.
«L’obiettivo – conclude Mazzoleni – è permettere alle istituzioni di intervenire dove lo svantaggio è dimostrabile e strutturale, creando le condizioni affinché cittadini e imprese possano continuare a vivere, lavorare e investire nei territori».
Per realtà montane come la Valle Brembana, il confronto avviato a livello europeo rappresenta quindi un tema da seguire con attenzione, soprattutto per quanto riguarda il modo in cui in futuro potranno essere misurate e riconosciute le differenze territoriali all’interno delle regioni più sviluppate.

