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L’ultimo contadino di Bruntino: “La noia non esiste, un privilegio vivere nella natura”

Di Claudia Grajales

Allevatore e casaro, ma anche norcino, boscaiolo e viticoltore, da quasi mezzo secolo. Ormai ultimo esempio per Bruntino e la Valle del Giongo di contadino a 360 gradi. Tanto da essere premiato, lo scorso 20 ottobre, dalla Camera di commercio di Bergamo, con il premio «Fedeltà al lavoro 2024».
Premio che esalta l’impegno costante di persone e aziende che diventano un valore collettivo e motivo di orgoglio per la comunità.


Come quella di Giuseppe Giuliani, nato nel 1963 in una famiglia che da generazioni vive sulle dolci colline di Bruntino, a Villa d’Almè, figlio di Guido e Cecilia, e sesto di otto fratelli.
«Fin da bambino ho vissuto in campagna – racconta Giuseppe -. Mio padre mi ha tramandato saperi, tradizioni e segreti nella coltivazione di frutta e ortaggi, nella cura degli animali, nella produzione di latte, formaggi, salumi, uova. Lo aiutavo nella raccolta della legna, nella manutenzione del bosco e dei prati per proteggere il terreno. E poi nella coltivazione della vite e nella produzione di vino».


Una fotografia in bianco e nero ogni volta che riaffiora tra le mani di Giuseppe, sembra riportarlo a quel pomeriggio sereno, ritrae una meravigliosa scena bucolica: suo padre sorride all’obiettivo e, poco distante, il figlio dodicenne lo osserva orgoglioso. Attorno a loro, alcune mucche al pascolo. Dietro si erge il campanile di San Mauro, una chiesa costruita nel XVI secolo, i cui fedeli accorrono a visitarla per la festa del Santo, ogni 15 gennaio.


A pochi passi dal santuario quella che allora era la sua casa: un cascinale che, fin dagli inizi del Novecento, diventava una cantina durante l’inverno e sulla cui spalliera risplendevano le pannocchie dorate, destinate a diventare polenta a marzo. Prima i nonni, poi i genitori mettevano fuori la frasca. Annunciavano così che il vino era pronto e che nella loro umile dimora si potevano gustare i migliori piatti tipici della cucina bergamasca, al tepore e allo scoppiettio del fuoco nel camino.


Dopo molti anni di sacrificio, la casa smise di essere una cantina e divenne un rinomato agriturismo, che porta lo stesso nome del santuario e che preserva le tradizioni culinarie ereditate dalla madre di Giuseppe, come i casonsèi fatti a mano dalle sorelle ogni lunedì pomeriggio. «Io mi occupo della campagna insieme a mio fratello Piero, mentre le mie sorelle Mary e Doni si prendono cura dell’agriturismo. Sono loro a trasformare il frutto del nostro lavoro», racconta Giuseppe.

Tutto il cibo e il vino serviti nel locale provengono dai campi che lui stesso coltiva. La qualità dei suoi prodotti, l’ottima cucina e il servizio semplice e cordiale hanno portato l’agriturismo San Mauro a ricevere numerosi riconoscimenti. Tra questi spiccano i premi Tripadvisor: Certificato di Eccellenza nel 2018 e Travellers’ Choice nel 2022. Tuttavia, per Giuseppe il riconoscimento più grande è quello ricevuto da diverse associazioni del territorio: un attestato di stima, ma soprattutto di gratitudine per i pranzi solidali offerti dall’agriturismo alla comunità.


In quello che un tempo era un borgo agricolo, Giuseppe è rimasto l’unico contadino. “Un altro lavoro – dice – non mi avrebbe dato la stessa soddisfazione perché nulla eguaglia la possibilità di essere il capo di me stesso, l’armonia di seguire il ritmo della natura dove ogni giorno è diverso e la noia non esiste”.



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Giovedì 27 marzo 2025

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