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Pile al litio ingerite, 12 casi in 18 mesi al Papa Giovanni

⏱️ Durata stimata di lettura: 3 min

Sono 12 i casi di ingestione di pile al litio ad alto voltaggio trattati negli ultimi 18 mesi dal Centro Antiveleni dell’ASST Papa Giovanni XXIII, su un totale di 42 consulenze per ingestione di batterie.

Un dato che porta l’ospedale bergamasco a richiamare l’attenzione delle famiglie su un rischio domestico spesso sottovalutato, ma che può avere conseguenze gravi, soprattutto nei bambini.

In caso di ingestione certa o anche solo sospetta di una pila al litio, l’indicazione è quella di non aspettare la comparsa dei sintomi, ma di contattare subito il 112 o il Centro Antiveleni.

Un rischio nascosto negli oggetti quotidiani

Le pile a bottone al litio sono presenti in molti oggetti di uso comune, tra cui telecomandi, orologi, bilance, giocattoli e piccoli apparecchi elettronici.

Le loro dimensioni ridotte e l’aspetto lucido possono attirare l’attenzione dei bambini, che tendono a portare gli oggetti alla bocca.

Il rischio maggiore si presenta quando la batteria ingerita si ferma nell’esofago. In poche ore può provocare ustioni gravi della mucosa per effetto elettrochimico, fino a perforazioni dell’esofago e dello stomaco. Il pericolo non è legato soltanto all’eventuale rilascio di sostanze tossiche, ma anche al solo effetto elettrico della batteria.

Pericolose anche quando sembrano scariche

L’attenzione deve restare alta anche nei confronti delle pile già utilizzate. Le batterie esauste, infatti, possono mantenere una carica sufficiente a causare danni importanti.

Secondo quanto evidenziato dal Centro Antiveleni, proprio le pile scariche lasciate incustodite in casa sono tra quelle più frequentemente ingerite dai bambini.

Le pile al litio ad alto voltaggio sono generalmente riconoscibili dalla sigla CR seguita da quattro cifre e hanno un diametro compreso tra 10 e 24 millimetri. Quelle con diametro pari o superiore a 20 millimetri sono le più frequentemente coinvolte nei casi in cui la batteria può fermarsi nell’esofago e provocare lesioni gravi.

Il caso recente di un bambino di 10 anni

Tra gli episodi trattati recentemente dal Papa Giovanni viene segnalato il caso di un bambino di 10 anni, arrivato al Pronto Soccorso pediatrico dopo aver ingerito accidentalmente una pila al litio.

Il bambino presentava sintomi lievi, ma gli accertamenti radiologici hanno evidenziato la presenza della batteria nell’esofago. È stata quindi necessaria una rimozione endoscopica in urgenza.

Dopo alcuni giorni in Terapia intensiva pediatrica, il piccolo è stato trasferito in Chirurgia pediatrica, dove è rimasto per circa un mese fino alla completa guarigione.

Cosa fare in caso di ingestione

In caso di ingestione certa o sospetta di una pila al litio, ASST Papa Giovanni XXIII raccomanda di chiamare immediatamente il 112 o il Centro Antiveleni, oppure di accompagnare il bambino al Pronto Soccorso.

Il Centro Antiveleni è disponibile al numero verde 800 883300 per rispondere ai dubbi di genitori, nonni o di chi si trova in casa con il bambino fin dai primi minuti dall’ingestione certa o anche solo sospetta.

È importante non provocare il vomito. Se possibile, è utile portare con sé il dispositivo da cui potrebbe provenire la batteria, la confezione originale o una pila identica, così da facilitarne l’identificazione.

Le indicazioni per la prevenzione

Per ridurre il rischio di incidenti domestici, ASST raccomanda di conservare le pile nuove e quelle esauste fuori dalla portata dei bambini e di smaltire tempestivamente quelle scariche.

È inoltre importante controllare che i dispositivi che contengono batterie abbiano vani integri e ben chiusi, non facilmente apribili dai più piccoli, prestando particolare attenzione a telecomandi, giocattoli e altri oggetti domestici.

Le pile al litio ingerite possono rappresentare un pericolo anche quando sembrano scariche. Per questo, in caso di dubbio, l’indicazione resta quella di contattare subito i servizi di emergenza.

Pubblicato il 14/07/2026
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