San Pellegrino intitolerà la biblioteca a don Minossi, sacerdote e storico locale

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Il Comune di San Pellegrino, con una cerimonia che si terrà l’8 novembre, alle 11,45, in Villa Speranza, i-ntitolerà la biblioteca a don Pietro Minossi (1916-2009), sacerdote nativo della cittadina termale.

Figura centrale nella vita religiosa, civile e culturale di San Pellegrino, prestò servizio a Martinengo, ad Albino, fu direttore spirituale del seminario minore di Clusone, parroco a Monte di Nese, cappellano nel campo di concentramento in Sabina, prevosto e vicario foraneo a Rota Fuori, cappellano all’ospedale di Gandino, vicario parrocchiale a San Tommaso in città. Dopo aver concluso il suo servizio attivo nel 1980, fece ritorno a San Pellegrino, dove visse fino alla morte, dedicandosi con discrezione ma instancabile energia alla comunità.

Tra il 1977 e il 1990 pubblicò a puntate sul bollettino parrocchiale “L’Eco di San Pellegrino” una straordinaria opera di ricostruzione storica, frutto di circa quattordici anni di ricerche condotte tra gli archivi parrocchiali, la Curia, giornali, manoscritti e fonti di ogni genere.

Il ricordo dello storico Luca Zonca

«Fu un sacerdote dal tratto austero ma profondamente umano, capace di parlare con sincerità, delicatezza e rigore – lo descrive lo storico locale, Luca Zonca -. La gente era abituata a vederlo passeggiare per le vie del paese sempre con la sua talare nera: una presenza costante, attenta, silenziosa e vicina. La sua parola, schietta e diretta, incontrava le persone dall’altare come dalla strada, sollecitando cammini di fede e riflessione personale. Il suo ministero fu vissuto come incontro quotidiano, come ascolto e accompagnamento, come gesto semplice e costante».

L’amicizia con Papa Giovanni XXIII

«Era il prete che aveva fatto delle strade del paese la sua chiesa – continua Zonca -. Tra le pagine più significative della sua vita vi fu il legame personale con il cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, poi Papa Giovanni XXIII. In diverse occasioni accompagnò Roncalli durante i suoi soggiorni a San Pellegrino Terme. Nel 1958, da parroco a Rota Fuori, accolse il cardinale in Valle Imagna per la visita al santuario della Cornabusa. In quell’occasione, don Pietro gli suggerì di parlare a braccio, sapendo quanta forza e naturalezza ci fosse nella sua parola. Dopo la celebrazione, propose la preghiera delle tre Ave Maria per il Papa, la Chiesa e gli emigranti. Roncalli, con la sua tipica bonomia, rispose sorridendo: “Una precisazione: tre Ave, va bene. Una per il Papa, la Chiesa e il Vescovo, perché io sono stato invitato dal Vescovo!” Fu l’ultima volta che don Pietro lo vide da cardinale, prima della sua elezione al soglio pontificio. Quel ricordo lo accompagnò per tutta la vita. Don Minossi fu anche un fine intellettuale e un instancabile custode della memoria locale. Fu un grande studioso della storia della parrocchia e del comune di San Pellegrino, pur non ritenendosi mai all’altezza di pubblicare un libro vero e proprio delle sue ricerche. Preferì sempre offrire il suo sapere alla comunità in forma semplice e accessibile».

Autore de «L’Eco di San Pellegrino»

«Tra il 1977 e il 1990 pubblicò a puntate sul bollettino parrocchiale “L’Eco di San Pellegrino” una straordinaria opera di ricostruzione storica, frutto di circa quattordici anni di ricerche condotte tra gli archivi parrocchiali, la Curia, giornali, manoscritti e fonti di ogni genere. Proseguiva idealmente l’opera iniziata dal vicario Giovanni Belloli (1938–1943) e portata avanti anche dal professor Giovanni Pietro Galizzi. I suoi racconti, ricchi di ricordi, profondamente documentati e mai noiosi, appassionavano chiunque lo ascoltasse. Don Pietro affrontava gli archivi come un paziente certosino: caricava la sua auto di registri e documenti e li portava con sé tra Bergamo e San Pellegrino, traducendo testi antichi, decifrando scritture difficili, intrecciando latino, volgare, bergamasco e veneto. Senza l’uso di scanner o computer, trascriveva tutto a mano, correggendo con cura le imprecisioni, aggiungendo spiegazioni quando un termine risultava oscuro ai lettori contemporanei».

«Il suo stile era sobrio, mai enfatico, ma sempre profondo. I suoi scritti rappresentano oggi una fonte preziosa per la conoscenza della storia religiosa, sociale e urbanistica del paese. Alla sua morte, il 29 giugno 2009, durante I funerali la comunità lo ricordava come un uomo “che del suo tempo ha fatto una possibilità d’incontro”, un sacerdote “che degli incontri ha fatto il suo ministero”. Lo si ricordava con la mano alzata per salutare, lo sguardo pronto al dialogo, la parola sempre capace di benedire o incoraggiare. Schivo, a volte scontroso, ma sempre commosso per chi piangeva e in festa con chi gioiva. Fu l’uomo della gente, l’uomo della parola, l’uomo della fraternità. Il decano del clero di San Pellegrino, che seppe accompagnare intere generazioni di sacerdoti, seminaristi, famiglie».

Riconoscere la profondità del suo legame con la città

«Intitolare a don Pietro Minossi la Biblioteca comunale di San Pellegrino Terme significa non solo onorare un sacerdote esemplare, ma riconoscere la profondità del suo legame con il territorio. Tutta la storia di San Pellegrino nel corso del Novecento lo vede presente, anche nei periodi in cui il ministero lo aveva condotto lontano dal paese. Il valore culturale del suo contributo alla memoria storica locale e il segno spirituale lasciato nella comunità ne fanno una figura di riferimento imprescindibile. È un atto di gratitudine, ma anche un investimento simbolico nella memoria, nella cultura e nell’identità condivisa di una città che, attraverso la sua figura, può ritrovare le proprie radici più autentiche».

Pubblicato il 26/10/2026
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