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Serina, polemica sui campanacci: il sindaco difende allevatori e territorio

⏱️ Durata stimata di lettura: 3 min

Le lamentele pubblicate sui social per la presenza delle mucche e il suono dei campanacci nei prati di Serina accendono il dibattito tra residenti e villeggianti. A intervenire è il sindaco Michele Villarboito, che rivendica il valore dell’allevamento e delle attività agricole per l’identità e la tutela del territorio montano.

«Il suono dei campanacci non è rumore: è il respiro della nostra terra», ha scritto il primo cittadino, rispondendo alle polemiche emerse negli ultimi giorni e distinguendo il lavoro degli allevatori dai rumori disciplinati dall’ordinanza estiva entrata recentemente in vigore nel Comune.

Le lamentele pubblicate sui social

La discussione è nata da alcuni messaggi comparsi all’interno di un gruppo Facebook locale. In uno dei post veniva segnalata la presenza di mucche a breve distanza da un condominio nella zona di Bagnella, con particolare riferimento al suono dei campanacci durante il giorno e la notte.

Secondo quanto scritto nel messaggio, la situazione avrebbe reso difficile la permanenza di alcuni villeggianti. Nel post veniva inoltre lamentata una presunta mancanza di risposta da parte del sindaco. La pubblicazione ha raccolto numerosi commenti e reazioni, dando origine a un acceso confronto sulla convivenza tra turismo, attività agricole e caratteristiche del territorio montano.

Il sindaco: «Non sono un disturbo acustico»

Michele Villarboito è quindi intervenuto pubblicamente per chiarire la propria posizione.

«Ci sono temi su cui è bene essere chiari fin da subito», ha scritto il sindaco, ricordando che Serina è una comunità di montagna e che l’allevamento, i prati, i pascoli e le mucche non possono essere considerati un semplice “disturbo acustico”.

Secondo Villarboito, rappresentano invece la storia e la cultura del paese, un presidio fondamentale per la cura del territorio e il risultato del lavoro quotidiano delle famiglie e degli allevatori che mantengono viva la montagna.

«Il suono dei campanacci non è rumore: è il respiro della nostra terra, è la garanzia che i nostri prati sono vissuti e curati, è ciò che rende autentici i nostri borghi», ha aggiunto il primo cittadino.

Nel suo intervento, il sindaco ha inoltre sottolineato che scegliere di vivere o trascorrere le vacanze in montagna significa confrontarsi anche con il suo ecosistema, fatto di pascoli, animali e attività agricole.

L’ordinanza sui rumori non riguarda i campanacci

La polemica si è sviluppata negli stessi giorni in cui a Serina è entrata in vigore l’ordinanza estiva dedicata alla tutela della quiete pubblica. Il provvedimento si applica dal 18 luglio al 24 agosto 2026 e vieta l’inizio di attività rumorose e incomode prima delle ore 8 e nella fascia compresa tra le 13 e le 15.

Tra le attività interessate rientra l’utilizzo di strumenti e macchinari a uso domestico, come falciatrici, motoseghe e macchine tosaerba.

Il divieto, però, non riguarda indistintamente tutti i rumori presenti sul territorio. Restano esclusi i mezzi adibiti a uso agricolo nelle aree limitrofe o esterne alla delimitazione del centro abitato, così da salvaguardare le attività legate allo sfalcio dei pascoli e al pascolo di armenti e greggi.

L’ordinanza non introduce quindi limitazioni alla presenza delle mucche nei prati o al suono dei loro campanacci, elementi che il sindaco ha difeso come parte integrante della vita, del lavoro e dell’identità di Serina.

Pubblicato il 24/07/2026
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